venerdì 15 aprile 2011

Diet Career: Un articolo di Tarasso sul mondo aziendale...


Tra le notizie che mi hanno colpito negli ultimi tempi, ne figura una che ho letto distrattamente sul Corriere: le donne magre fanno più carriera delle donne cicciottelle. Quando mia moglie l’ha letto, è corsa a pesarsi e ha scoperto che le probabilità di passare quadro sono ridotte all’osso. Ma per meglio orientarci, provo a rifare il punto: secondo una ricerca di una non meglio precisata Università della Florida, le donne snelle riescono a guadagnare più delle altre.

La ricerca, probabilmente sponsorizzata dalla Fondazione “Weight Watchers for a Better Word”, rileva che se, il peso medio delle donne negli Stati Uniti è di 60 chili, una donna che ne pesa 49 guadagna circa 15.500 dollari in più, cioè 1409 dollari al chilo, poco più di un Jamon Serrano invecchiato 2500 anni e poco meno di un tartufo nero grande come l’Empire State Building. L’aspetto interessante, però, è che per gli uomini vale il contrario: Cicciobombo cannoniere batte Loe seghetta di circa 8.500 dollari. Per dirla altrimenti, una coppia formata da Maurizio Costanzo e una stecca da biliardo guadagna 24.000 dollari in più di una coppia formata da Stanlio e Luciana Turina.

In sé, l’idea che le donne in azienda restino considerate poco più di un soprammobile da esposizione non è una novità, anche se sconvolge sempre che una scrivania anoressica possa essere preferita a un genio con le cosce di Moira Orfei. E’ chiaro, però, che in questo contesto, nel curriculum vitae delle persone, i credits accademici e le competenze professionali possano essere sostituiti - che so - dall’indicatore di massa corporea o da parametri specifici per la cellulite, mentre - ai fini dello sviluppo del personale - già qualcuno avanza l’ipotesi di integrare percorsi formativi tradizionali d’aula con dell’acquagym. Questo per le donne, mentre per gli uomini andrebbero proposti cocktail a base di 1/3 di training e 2/3 di allevamento intensivo a terra con nutrienti di concimi chimici e steroidi anabolizzanti in supposta a pranzo e cena, invece di quel cazzo di carpaccio di bresaola di cavallo allevato secondo i criteri biodinamici.

Anche i colloqui di selezione potrebbero diventare:

Caso A - lui
Selezionatore – Quindi lei mi sta dicendo che non ha esperienze in questo settore, in questa posizione, in aziende di questo tipo…mi dia una buona ragione per assumerla…
Selezionando – Ho le maniglie dell’amore
Selezionatore – Sticazzi… Ginaaaaaaa, libera la poltrona del Direttore!

Caso B - lei
Selezionatore – Quindi lei mi sta dicendo che non ha esperienze in questo settore, in questa posizione, in aziende di questo tipo…mi dia una buona ragione per assumerla…
Selezionanda – Crusca, prugne e tante tante fave di Fuca!
Selezionatore – Sticazzi… una peretta ogni tanto e in un paio d’anni mi fa l’Amministratore Delegato


Ma non è solo il peso, anche la statura conta. Per capirci, se un chilo in meno vale 1409 dollari (al femminile) e uno in più –al maschile- rende circa 1000, ogni centimetro in più rende circa l’1%. In questo senso, l’idealtipo dell’uomo in carriera è una via di mezzo tra Bud Spencer e un tino per mosto da 1 ettolitro, mentre la donna che punta in alto è tipo Sara Simeoni dopo una plastica facciale completa. Di nuovo, la situazione dei colloqui di selezione evolverebbe. Ad esempio:

Caso A - lui
Selezionatore – Quindi lei mi sta dicendo che non ha esperienze in questo settore, in questa posizione, in aziende di questo tipo…mi dia una buona ragione per assumerla…
Selezionando – 23 centimetri
Selezionatore – Valgono solo in statura
Selezionando – Peccato, ci contavo
Selezionatore – Vabbè, metta su un po’ di trippa e ci rivediamo a settembre

Caso B – lei
Selezionatore – Quindi lei mi sta dicendo che non ha esperienze in questo settore, in questa posizione, in aziende di questo tipo…mi dia una buona ragione per assumerla…
Selezionanda – Ho vinto la gara di schiacciate nel NBA
Selezionatore – Ginaaaaa! E’ ancora libero il posto di Marchionne?

E oltre a peso e statura, naturalmente anche la bellezza fa la differenza. Ora, sia chiaro, Aristotele lo scriveva già in un’epoca in cui Rosy Bindi sarebbe stata lanciata dalla Rupe Tarpea: “la bellezza personale è la migliore di tutte le raccomandazioni, ben più di qualsiasi lettera di referenze”, una cosa tipo: “bellezza mezza ricchezza”. E di nuovo, lo si legge sul Journal of Applied Physiology (che mi immagino come una specie di Men’s Health per gente che sa leggere e scrivere) dove compare un articolo del niente po’ po’ di meno che McKethan-Matherly Eminent Scholar Chair of Management, tal Timothy Judge1).

L’articolo sostiene che chi è bello guadagna di più, indipendentemente da intelligenza e preparazione. Per la precisione: i maschi più belli della media guadagnano il 5% in più; mentre quelli brutti brutti brutti hanno un salario inferiore del 9%. Invece, le donne belle hanno un aumento del 4% e quelle brutte una diminuzione del 5%. In questa logica, Alessandra Mussolini dovrebbe guadagnare il 4% in più rispetto a Elisabetta Gardini, mentre Mercedes Bresso avrebbe dovuto pagare per farsi assumere da qualche parte.

Combinando le tre ricerche si ottengono alcuni risultati interessanti: Raul Bova sovrappeso guadagna di più di Gianpiero Mughini anoressico ed entrambi sono una spanna sopra Minzolini magro, grasso o con una zavorra da 5 chili appesa ai coglioni per dargli un po’ di possibilità di carriera in più. Delle donne è facile immaginare, mentre l’articolo non dice niente in merito a casi come, ad esempio, Platinette: come donna fa cagare ed è grassa, come uomo fa cagare tanto quanto ma almeno la ciccia gli dà un aumento di stipendio; al suo posto, come vi presentereste vestiti ad un colloquio di lavoro?( Tarasso
www.ticonzero.info)
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[1] Per vedere la cui faccia – una specie di salamella ariana con le orecchie a sventola - basta cliccare qui. E dopo aver visto la faccia, chiedersi: ma come ha fatto a fare carriera questo robo qui?

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